Approfondimenti sul benessere dei neonati

Comportamenti simili alle coliche nei neonati

Scopri di più sui comportamenti simili alle coliche e sui modi delicati per sostenere il tuo bambino

Che cos’è il pianto simile alle coliche nei neonati?

Il termine coliche viene spesso usato per descrivere episodi di pianto intenso o irritabilità in un bambino sotto i 5 mesi che per il resto è sano. Una descrizione comune è un pianto di oltre tre ore al giorno, per più di tre giorni alla settimana e per almeno tre settimane, talvolta chiamata «regola del tre».

Questa definizione serve soltanto a descrivere un andamento di pianto prolungato. Non indica una causa specifica e molti bambini attraversano periodi di pianto intenso o irrequietezza durante lo sviluppo.

Vai alla sezione [Mostrar]

    Segnali che i genitori possono notare

    I bambini con un pianto simile alle coliche possono presentare anche:

    • Pianto intenso o irritabilità, spesso più evidenti nel tardo pomeriggio o alla sera
    • Addome che appare arrotondato o risulta teso al tatto
    • Gas o ruttini più frequenti
    • Aumento dei rigurgiti
    • Sonno agitato o di breve durata
    • Maggiore irrequietezza o difficoltà a calmarsi

    Questi comportamenti possono verificarsi per molte ragioni e cambiano spesso con la crescita e lo sviluppo del bambino.

    Che cosa sono le «coliche dei tre mesi»?

    Molti genitori notano che i periodi di pianto intenso iniziano intorno alle due settimane di vita, diventano più frequenti verso le sei settimane e poi diminuiscono gradualmente quando il bambino si avvicina ai tre-quattro mesi. Per questo si usa talvolta l’espressione «coliche dei tre mesi» per descrivere questa fase dello sviluppo.

    È il medico a valutare se l’andamento del pianto corrisponda alla descrizione delle coliche. Nella maggior parte dei casi, i bambini con pianto prolungato hanno visite ed esami normali e non viene individuata una causa medica specifica. Queste fasi si risolvono generalmente in modo naturale con la crescita.

    Perché i neonati piangono?

    Il pianto è il principale modo di comunicare del neonato. È del tutto normale e può esprimere molti bisogni: fame, stanchezza, eccesso di stimoli, desiderio di vicinanza o disagio.

    Alcuni bambini piangono di più in determinate fasi dello sviluppo o mentre si adattano a nuovi stimoli sensoriali. L’irritabilità può essere collegata anche alla digestione, alla stanchezza, alle tensioni o allo stato emotivo. La maggior parte di queste fasi è temporanea e cambia con la maturazione.

    Quanto pianto è normale?

    È del tutto normale che un bambino sano pianga in media circa due ore al giorno. Il pianto aumenta spesso nel tardo pomeriggio e alla sera, per stanchezza, fame, eccesso di stimoli o semplicemente per l’elaborazione delle esperienze della giornata.

    Quando il pianto è intenso o difficile da calmare

    Talvolta il pianto può sembrare più intenso, prolungato o difficile da placare. Se sono stati esclusi fame, sonno, eccesso di stimoli e necessità di cambiare il pannolino, i genitori possono chiedersi se il bambino avverta fastidio o tensione in qualche parte del corpo.

    In queste situazioni è utile contattare il pediatra. La valutazione considera alimentazione, crescita, condizioni generali e possibili cause del pianto; non si deve presumere che il bambino abbia tensioni da correggere con manipolazioni.

    Pianto nel tardo pomeriggio

    Molti bambini diventano più irrequieti nel tardo pomeriggio e all’inizio della sera. Può dipendere da una combinazione di fattori:

    • stanchezza dopo una giornata piena
    • richieste ravvicinate di alimentazione
    • eccesso di stimoli
    • difficoltà a rilassarsi
    • irritabilità generale comune nei primi mesi

    Durante i periodi di maggiore irritabilità serale, alcuni bambini possono anche dormire meno o con un sonno più frammentato.

    I genitori notano spesso una differenza tra il pianto che esprime un bisogno e quello più intenso o continuo. Quest’ultimo può essere più acuto o difficile da calmare e può comprensibilmente risultare molto faticoso.

    Se i genitori sono preoccupati per la quantità o l’intensità del pianto, chiedere indicazioni a un professionista sanitario può offrire rassicurazione e sostegno.

    Nel bambino sotto i tre mesi una temperatura di 38 °C o più richiede una valutazione medica urgente. Difficoltà respiratoria, colorito bluastro, scarsa reattività, vomito verde, sangue nelle feci o un pianto improvvisamente diverso richiedono assistenza tempestiva; se il bambino appare gravemente malato chiama il 112/118.

    Che cosa può contribuire al pianto simile alle coliche?

    I periodi di pianto intenso possono essere molto difficili per i genitori ed è naturale volerne capire il motivo. È importante ricordare che un pianto prolungato non significa necessariamente che esista un problema medico: molti bambini attraversano fasi in cui sono più difficili da calmare.

    Non è nota un’unica causa, ma possono contribuire diversi fattori:

    • Fame o poppate ravvicinate
    • Stanchezza, stanchezza eccessiva o difficoltà ad addormentarsi
    • Eccesso di stimoli dopo una giornata intensa
    • Disagio generale
    • Difficoltà a liberare l’aria, fare il ruttino o emettere gas
    • Sensibilità durante la digestione
    • In alcuni casi, reazioni a determinati alimenti nella dieta della persona che allatta

    Questi fattori variano molto e il pianto cambia spesso naturalmente con la maturazione dell’apparato digerente e del sistema nervoso.

    Le coliche dei neonati sono ereditarie?

    ​Non ci sono prove chiare che il pianto simile alle coliche sia ereditario. La ricerca attuale suggerisce che il pianto prolungato sia probabilmente influenzato da molti fattori, che possono variare molto da un bambino all’altro, anziché da una sola causa.

    Che cosa possono fare i genitori durante queste fasi?

    Per i neogenitori, i periodi di pianto intenso possono essere sopraffacenti. Può aiutare ricordare che il pianto è il modo in cui il bambino comunica e non significa necessariamente che qualcosa non vada seriamente.

    Si può iniziare seguendo le indicazioni del medico o del personale sanitario che segue l’infanzia, che possono comprendere:

    • Controllare le posizioni durante l’alimentazione
    • Assicurarsi che il bambino riesca a fare il ruttino
    • Durante l’allattamento al seno, verificare che sia comodo e riesca a nutrirsi efficacemente
    • Rivedere con un professionista le modalità di alimentazione in caso di dubbi

    Molti bambini superano naturalmente queste fasi con la maturazione del sistema digerente e nervoso.

    Come calmare un bambino che piange

    Poiché possono contribuire molti fattori, non esiste un unico approccio efficace per ogni bambino. Molti genitori trovano però che piccoli accorgimenti e abitudini rassicuranti aiutino a calmarlo nei periodi di irrequietezza.

    Ecco alcune idee delicate che i genitori provano spesso:

    • Fare pause frequenti per il ruttino durante le poppate
    • Lasciare che il bambino si nutra finché è soddisfatto
    • Non cambiare seno troppo rapidamente, per consentirgli di assumere anche il latte che arriva più avanti nella poppata
    • Verificare che la posizione durante l’alimentazione sia comoda sia per il bambino sia per il genitore
    • In caso di dubbi su alimentazione o digestione, parlare con il medico, l’ostetrica o il personale sanitario prima di apportare cambiamenti, compresi quelli alla propria dieta o a quella del bambino

    Alcuni genitori notano che determinati suoni o movimenti aiutano a tranquillizzare il bambino, ad esempio:

    • Rumore bianco, come un ventilatore, una lavatrice o un lieve ronzio
    • Dondolio o movimenti delicati
    • Un bagno caldo o il contatto pelle a pelle

    Ogni bambino è diverso e può volerci tempo per capire che cosa lo calma maggiormente.

    Che cosa sappiamo sull’osteopatia per le coliche?

    Le cause del pianto prolungato non sono completamente chiarite. Non è dimostrato che le coliche dipendano da compressioni dei nervi cranici, “blocchi” cervicali o tensioni causate dal parto. Un parto con ventosa, forcipe o taglio cesareo non costituisce, da solo, un’indicazione a manipolazioni.

    Le ricerche sui trattamenti manuali nei lattanti hanno limiti e non consentono di presentarli come una cura affidabile delle coliche. Definire una tecnica “delicata” non basta a dimostrarne efficacia o sicurezza. Non eseguire pressioni sul cranio o manipolazioni della colonna del bambino.

    La priorità è verificare con il pediatra che il bambino si alimenti e cresca adeguatamente, escludere segnali di malattia e sostenere la famiglia. Il pianto può migliorare spontaneamente con la crescita: un miglioramento dopo una seduta non prova che ne sia l’effetto.

    Sostenere il bambino e chi se ne prende cura

    Una valutazione pediatrica può aiutare a distinguere una fase di pianto intenso da un problema di alimentazione o da una malattia. Può essere utile annotare quando il bambino piange, come mangia, il numero di pannolini bagnati e gli eventuali sintomi associati. Queste informazioni aiutano il colloquio, senza trasformare il diario in un test diagnostico.

    Le famiglie hanno bisogno anche di riposo e supporto pratico. Se il pianto diventa difficile da sopportare, metti il bambino sulla schiena nel suo lettino sicuro, allontanati per qualche minuto e chiedi aiuto a una persona fidata. Non scuotere mai un neonato.

    Contatto rassicurante, poppate adeguate e una routine tranquilla possono aiutare, ma non funzionano allo stesso modo per tutti. Il pianto persistente non è una colpa dei genitori e non implica che occorrano manipolazioni. Se qualcosa nel comportamento o nelle condizioni generali cambia, ricontatta il pediatra.

    Accorgimenti delicati durante le fasi simili alle coliche

    Poiché al pianto possono contribuire diversi fattori, non è sempre possibile consigliare esercizi specifici senza prima comprendere le esigenze del singolo bambino. Le indicazioni individuali dipendono dal suo benessere, dai movimenti e dal comportamento.

    Ai genitori possono essere mostrate attività semplici e delicate da provare a casa per sostenere il rilassamento e la libertà di movimento.

    Ecco alcune idee generali che molti genitori trovano utili:

    • Movimenti delicati delle gambe attraverso il gioco, come una lenta «bicicletta»
    • Carezze circolari leggere sull’addome, in senso orario
    • Pause frequenti per il ruttino, durante o dopo le poppate
    • Controllare le posizioni durante l’alimentazione, perché siano comode per bambino e genitore
    • Un contatto rasserenante, come carezze leggere su tutto il corpo senza pressioni su cranio, collo o colonna
    • Routine calmanti, come rumore bianco, dondolio o contatto pelle a pelle

    Interrompi qualunque movimento se il bambino mostra dolore o disagio. Il gioco a pancia in giù si svolge soltanto da sveglio e sotto sorveglianza; per dormire il bambino va posto sulla schiena.