Approfondimenti
Spondiloartrite
La spondiloartrite comprende malattie reumatiche infiammatorie che possono interessare articolazioni sacroiliache, colonna, entesi o articolazioni periferiche.
Che cos’è la spondiloartrite?
Spondiloartrite è il nome di una famiglia di malattie infiammatorie con caratteristiche cliniche e genetiche in parte comuni. Può presentarsi soprattutto in forma assiale, con interessamento delle articolazioni sacroiliache e della colonna, oppure in forma periferica, con artrite, entesite o dattilite agli arti; le manifestazioni possono sovrapporsi.
La spondiloartrite assiale comprende sia la forma radiografica, tradizionalmente chiamata spondilite anchilosante, sia la forma non radiografica. Nel gruppo rientrano inoltre artrite psoriasica, artrite reattiva e artrite associata alle malattie infiammatorie intestinali. Non tutte queste condizioni interessano necessariamente la colonna e il termine storico “malattia di Reiter” non è necessario per descrivere l’artrite reattiva.
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Dove può comparire l’infiammazione
Nella spondiloartrite l’infiammazione può interessare le articolazioni sacroiliache, la colonna, le entesi, cioè i punti in cui tendini e legamenti si inseriscono nell’osso, e le articolazioni periferiche. Il quadro varia tra persone e sottotipi e non è limitato al punto di contatto fra disco e vertebra.
Nella spondiloartrite assiale persistente possono comparire erosioni e nuova formazione ossea. I sindesmofiti sono ponti ossei associati a questo processo infiammatorio; non sono sinonimi degli osteofiti tipici delle alterazioni degenerative. In alcune persone i sindesmofiti possono contribuire a rigidità e anchilosi, ma la fusione della colonna non è un esito inevitabile.
Anatomia della colonna e spondiloartrite assiale
La colonna comprende 7 vertebre cervicali, 12 toraciche e 5 lombari, seguite dal sacro e dal coccige. Il sacro è formato in genere da 5 vertebre fuse; il numero delle vertebre coccigee può variare. I dischi intervertebrali separano i corpi vertebrali mobili dalla regione C2-C3 in giù: tra atlante e asse, C1 e C2, non è presente un disco.
Nella spondiloartrite assiale le sedi caratteristiche comprendono soprattutto le articolazioni sacroiliache e le entesi della colonna. I sindesmofiti infiammatori vanno distinti dagli osteofiti degenerativi. Con malattia avanzata alcune persone sviluppano rigidità marcata o cambiamenti della curvatura, ma una postura progressivamente inclinata in avanti non rappresenta il decorso obbligato della malattia.
Cause, predisposizione e HLA-B27
La causa precisa della spondiloartrite non è nota. La predisposizione genetica e fattori ambientali o immunitari contribuiscono in misura diversa; l’associazione con HLA-B27 è particolarmente rilevante nella forma assiale.
Il test HLA-B27 può sostenere l’inquadramento clinico e la classificazione, ma non conferma né esclude da solo la malattia. Molte persone positive non sviluppano spondiloartrite e una persona con spondiloartrite può essere HLA-B27 negativa.
Segni e sintomi della spondiloartrite
La spondiloartrite assiale può provocare dolore lombare o ai glutei, rigidità al mattino e dolore notturno, spesso con esordio prima dei 45 anni. Il movimento può dare sollievo, ma nessuna singola caratteristica conferma la diagnosi o distingue in modo affidabile la condizione dalla sciatica.
Possono esserci anche artrite degli arti, dolore nelle sedi d’inserzione dei tendini o gonfiore di un intero dito. Psoriasi, malattie infiammatorie intestinali e familiarità possono orientare la valutazione reumatologica; non tutte le persone con queste condizioni sviluppano spondiloartrite.
Occhio doloroso e rosso, sensibilità alla luce o vista annebbiata richiedono una valutazione oculistica nella stessa giornata per possibile uveite.
Il dolore toracico non va attribuito automaticamente all’artrite. Con oppressione improvvisa, affanno, sudorazione o malessere importante, chiama il 112/118.
Come viene formulata la diagnosi
La diagnosi viene formulata da un medico, spesso un reumatologo, integrando storia dei sintomi, età di esordio, esame della colonna e delle articolazioni sacroiliache, eventuali manifestazioni periferiche o extra-articolari, esami del sangue e imaging.
- Proteina C reattiva e velocità di eritrosedimentazione possono essere normali anche in presenza di spondiloartrite.
- Un risultato HLA-B27 negativo non esclude la malattia.
- Una radiografia normale delle articolazioni sacroiliache non esclude la spondiloartrite assiale non radiografica; quando il sospetto rimane, lo specialista può valutare una risonanza con protocollo appropriato.
I criteri classificativi aiutano la ricerca e possono sostenere il ragionamento clinico, ma non sono una lista per l’autodiagnosi e non sostituiscono il giudizio dello specialista.
Distinguere la spondiloartrite da altre cause di dolore
Dolore notturno, rigidità mattutina, dolore gluteo e miglioramento con il movimento possono aumentare il sospetto di una componente infiammatoria, ma nessuna di queste caratteristiche è diagnostica da sola. Anche dolore da disco, radice nervosa, faccette articolari o anca può cambiare con attività e riposo.
L’ernia del disco può dare dolore irradiato, formicolio o debolezza; i disturbi dell’anca possono limitare i movimenti dell’anca, ma la mobilità della colonna non è necessariamente normale. Sintomi e reperti spesso si sovrappongono, perciò la distinzione richiede anamnesi, esame clinico e, quando indicato, accertamenti mirati.
Trattamento e controllo della malattia
Il piano viene concordato con il reumatologo e adattato a forma assiale o periferica, attività della malattia, altre condizioni e preferenze della persona. Informazione, attività fisica ed esercizio terapeutico individualizzato sono componenti centrali; un fisioterapista può aiutare a scegliere mobilità, forza e attività aerobica appropriate.
I farmaci antinfiammatori non steroidei possono essere usati per dolore e rigidità quando sono adatti alla persona, alla dose minima efficace e con controllo dei rischi. Se la malattia rimane attiva, lo specialista può valutare farmaci biologici o sintetici mirati secondo indicazioni e monitoraggio. I farmaci antireumatici convenzionali possono avere un ruolo nelle articolazioni periferiche, ma non controllano in modo affidabile la sola malattia assiale.
L’esercizio può migliorare funzione, mobilità e benessere; non garantisce di prevenire una deformità e non va descritto come una cura dell’infiammazione attraverso il rilascio di ormoni.
Quando può essere valutata la chirurgia
La chirurgia non è un trattamento di routine del dolore nella spondiloartrite assiale e non controlla l’infiammazione sistemica. La maggior parte delle persone viene gestita con trattamento reumatologico, esercizio e monitoraggio.
In casi selezionati si può considerare una protesi d’anca quando l’articolazione è gravemente danneggiata oppure un intervento correttivo per una deformità vertebrale grave. Una frattura in una colonna anchilosata può essere instabile anche dopo un trauma apparentemente modesto e richiede valutazione urgente da parte di un’équipe esperta. Tipo e obiettivo dell’intervento dipendono dal problema strutturale specifico, non dalla semplice presenza della diagnosi.
Attività quotidiana e spondiloartrite
Attività ed esercizio personalizzati sono parte della gestione, insieme alla terapia medica quando indicata. Nei periodi di riacutizzazione possono essere necessari carichi più bassi o attività diverse; un peggioramento persistente richiede di rivedere il programma.
Mobilità, postura, forza e capacità aerobica si allenano rispettando le limitazioni individuali. Non forzare l’estensione o altre posizioni di una colonna rigida, anchilosata o osteoporotica. Un bagno tiepido può alleviare la rigidità, ma non dimostra una riduzione dell’infiammazione.
Un nuovo dolore alla colonna dopo un trauma, anche lieve, richiede una valutazione urgente quando la colonna è anchilosata o fragile. Non procedere con manipolazioni o allungamenti finché una frattura non è stata considerata.
Decorso e vita con la spondiloartrite
Il decorso varia: alcune persone hanno sintomi intermittenti, altre una malattia persistente o progressiva. Dolore, stanchezza, mobilità e capacità di svolgere le attività quotidiane non possono essere previsti con una percentuale valida per tutti.
Diagnosi tempestiva, controllo regolare con il reumatologo, trattamento dell’attività infiammatoria ed esercizio adattato possono aiutare a proteggere funzione e qualità di vita. Il piano deve considerare anche occhi, pelle, intestino, articolazioni periferiche, salute ossea e cardiovascolare quando pertinenti. Nuovi sintomi o un cambiamento importante richiedono una rivalutazione anziché presumere che facciano parte del consueto decorso.